Le Alpi. La gente
Testo di antropologia alpina contenente i risultati del lavoro di campo su diversi comuni trentini e le mappe di spopolamento e di spopolamento di genere
antropologia - report I.pdf
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Le Alpi - La gente - presentazione
Esposizione di alcuni fra i principali problemi della gente che abita le Alpi e mappe di spopolamento
antropologia - le alpi - presentazione.p
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Il Centro di ecologia alpina della Provincia autonoma di Trento
Per molti anni, sul Monte Bondone ha funzionato l'unico centro di ricerca sullo sviluppo sostenibile in montagna. Poi, la direzione dell'istituto ha dichiarato che "lo sviluppo sostenibile non può essere definito una forma di economia", ed è stato chiuso. Storia e illusione di un progetto svanito nel nulla.
centro ecologia alpina.pptx
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Cibi tipici e piccoli paesi alpini
Può la produzione di un cibo tipico influire sul processo di sviluppo sostenibile e valorizzazione del territorio di una comunità alpina?
aisea - intervento alimentazione.pdf
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Agricoltura e sviluppo sostenile. L'AGRICOLTURA FAMILIARE: L'UNICA RISPOSTA POSSIBILE ALLA CRISI.
Per millenni, le dimensioni delle famiglie sono state strutturate sulle esigenze del lavoro agricolo, basato su un’unità di produzione che doveva consentire di mantenere una famiglia estesa.
Oggi la crisi e l’abbandono dell’agricoltura sono dovuti in gran parte al cambiamento della famiglia, che, da clan, è diventata nucleare, e quindi insufficiente a fornire la quantità di mano d’opera necessaria al mantenimento
di un’azienda anche di piccole dimensioni.
Ad oggi, l’azienda agricola polifunziuonale familiare si è dimostrata la più efficiente, la più capace di resistere averi tipi di crisi e spesso l’unica in grado di trasmettere capitale e proprietà, se non di accrescerli. Oggi nel mondo esistono oltre 500 milioni di aziende agricole familiari. Rappresentano oltre il 98% delle proprietà agricole, almeno il 56% della produzione agricola sul 56% dei terreni, sulla base dei dati di censimento di 91 paesi.
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Storia dell'agricoltura e sviluppo sostenibile - IN QUOTA O SI TURNA O SI MUORE: IL LAVORO CONDIVISO IN AGRICOLTURA DI MONTAGNA
Sulle Alpi – ma anche in Appennino, dove esistevano gli “usi civici”, le “magnifiche comunità”, gli alpeggi a gestione condivisa e il diritto di legnatico, l’intero ciclo del lavoro era basato sulla turnazione, lo scambio di attrezzi, l’uso comune e a turno di tutte le infrastrutture agricole. Dai mulini ai forni, dai frantoi ai caseifici, dai crotti alle segherie. Perfino le professionalità esperte (per esempio chi sapeva potare le viti) e, più tardi, i primi trattori venivano usati a turno…. Il sistema più antico prevedeva che i proprietari del latte lo portassero alla latteria, e che uno di loro, a turno, lavorasse il latte di tutti; poi ad ognuno veniva restituito il formaggio e il burro in proporzione al latte conferito. Questo modello libera gran parte della comunità dal compito più gravoso, che tocca soltanto una volta: ma presuppone che tutti siano capaci di caseificare. Di fatto viene ancora praticato: e può essere una proposta per il futuro.
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Il Bhutan - un paese sul tetto del mondo
Numero monografico di "Segni di identità" sul Bhutan e sulla particolare situazione socio - politica di un paese che annovera la "felicità nazionale lorda" fra le priorità nazionali
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BAGAUDI E CIRCONCELLIONI:RIVOLTE ANTICHE CANCELLATE DAI LIBRI DI STORIA
La gente delle montagne non ha mai accettato la prepotenza dei poteri centrali, e si è sempre ribellata. Ma queste antiche storie sono state sistematicamente cancellate: come quella dei Circoncellioni, cristiani radicali che provengono dalle montagne del NOrd Africa, che fanno la lotta armata contro i latifodnisti; e quella dei Bagaudi, tribù alpine che costituiscono repubbliche indipendenti in cui si osserva la "legge naturale", che danno del filo da torcere a Roma.... E, incredibile a dirsi, ad un certo punto i due gruppi si uniscono, e combattono assieme.
Nunatak- Bagaudi e Circoncellioni.pptx
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Storia dell'agricoltura alpina - IL MITO DELLA MUCCA: ZOOTECNIA, ALPEGGI, FORMAGGI E LATTERIE - presentazione
Da quando gli Alpini hanno popolato le montagne, hanno vissuto con l'animale mito: la vacca, dea madre e fornitrice di nutrimento. Nei millenni, hanno sviluppato un sistema di cura dell'ecosistema e di produzione di alimenti di alto pregio, in un ambito che ha visto la creazione di una società egualitaria, non sessista, in cui i mezzi di produzione primari (gli alpeggi) erano proprietà comune e il lavoro era condiviso.
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Storia dell'agricoltura alpina - IL VINO DEI RETI E LA VITICOLTURA EROICA - presentazione
Contrariamente a quello che si crede, i popoli alpini praticarono la viticoltura fin dai tempi più remoti: i romani già apprezzavano il vino retico, e le botti e le cantine sottoroccia le hanno inventate i celti. La coltivazione della vite si sviluppò anche in zone di montagna talmente impervie da poterla definire "viticoltura eroica". Quelle viti su terrazze servono non solo a produrre dell'ottimo vino, ma anche a proteggere i versanti e a provenire il degrado idrogeologico.
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Storia dell'agricoltura alpina - STORIE DI TRIBU' NOMADI: LA TRANSUMANZA SULLE ALPI - presentazione
Le popolazioni alpine sono, da sempre, nomadi su diversi livelli di auota e su spazi larghi: praticano l'alpeggio con le vacche, il commercio e al'artigianato su grandi distanze, l'emigrazione stagionale, la transumanza. L'uomo del Similaun apparteneva ad un popolo di pastori, che praticavano uno dei più antichi itinerari di passo che l'umanità abbia conservato: il sentiero che, con le pecore, attraversa i ghiacciai della Val Senales.
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Storia dell'agricoltura alpina - LA FORESTA: L'ANTICA MADRE CHE NUTRE - presentazione
E' difficile immaginare come poteva essere il bosco immenso che ammantava quasi completamente le terre emerse dell'Europa delle origini. Gli scavi dei villaggi su palafitte nella valle del Po hanno rivelato che, molto prima dell'ascesa e forse anche della fondazione di Roma, l'Italia settentrionale era ricoperta di un fitto mantello di olmi, noci, e specialmente querce. Fino al I secolo dopo Cristo, la selva Ercinia partiva dal Reno estendendosi verso est, per una distanza enorme e sconosciuta; i germani, ai quali Cesare si rivolse per avere notizie più precise, avevano viaggiato per due mesi sotto quegli alberi, senza intravvederne la fine...
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Storia dell'agricoltura alpina - LE ERBE: ANTICHE TRADIZIONI E NUOVI BISOGNI. Presentazione
E' dalla notte dei tempi che le donne raccolgono erbe e curano con le piante: divennero tanto sapienti da fare invidia agli uomini, tanto da essere bruciate al rogo a migliaia, in tutta Europa. Ma non persero mai l'antica conoscenza: da quando il movimento femminista rivalutò la figura delle streghe, anche la pratica erboristica è ritornata in auge.
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Storia dell'agricoltura alpina - LE API: OPERAIE AL SERVIZIO DI UNA VITA PIU’ DOLCE . Presentazione
Il miele viene estratto dagli alveari da sempre: già migliaia di anni prima degli Egiziani, gli uomini (o meglio: sembra proprio: le donne!!!!) andavano a caccia di favi. Riuscirono anche a far sciamare le api; ma, quando dovevano togliere il miele, uccidevano lo sciame. L'arnia razionale che consente di smielare senza ammazzare le api, è una conquista recente che apre la strada a innovazioni incredibili.
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Storia dell'agricoltura alpina - L'OLIO: ORO LIQUIDO, SIMBOLO ARCAICO DI PACE E BENESSERE - Presentazione
NOn è vero che il NOrd Italia, e le Alpi, sono luoghi sfavorevoli all'olivicoltura: l'olivo esiste sicuramente da più di venti secoli. L'olio venne usato prima per l'illuminazione, poi dagli ecclesiastici come componente rituale: pochi lo consumavano come alimento, ed erano per lo più esponenti dei ceti aristocratici. Ma era un bene commercializzabile e portava valuta pregiata anche alle economie di sussistenza. Le ragioni della decadenza dell'olivicoltura ricadono su una precoce globalizzazione, e sullo sviluppo dei trasporti a lunga percorrenza.... ma adesso forse qualcosa si sta muovendo: sono natui gli "oli di alta quota".
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Storia dell'agricoltura alpina - LA TECNOLOGIA CONDIVISA DEI CONTADINI DELLE ALPI: la creatività popolare e l'arte del viver bene con poco
Per millenni le comunità si sono gestite elaborando competenze e professionalità condivise che hanno portato alla creazione di sistemi tecnologici estremamente avanzati, ma che non hanno depauperato l'ambiente.
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MOntagne e immaginario - LE ALTE QUOTE: Spiriti dei ghiacci, dell’acqua, dell’altro mondo. Arcane presenze delle vette
Da sempre, la cima delle montagne è tabù. Gli alpinisti che «conquistarono» le cime (sostenendo di essere i primi a salirci) descrissero i montanari come superstiziosi e vigliacchi, perché credevano di disturbare gli spiriti se fossero saliti in cima. Probabilmente, gli antichi sacerdoti avevano imposto il tabù per preservare la purezza della prima fonte di vita di tutti: l’acqua. Così le popolarono di spiriti. La Bianca Signora che rapisce chi osa avventurarsi fra i ghiacciai nasconde divieti ecologici interpretabili solo dagli sciamani. Cristiani, alpinisti e popoli dell'impero, invece, trasformarono le terre alte in terre del diavolo.
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LA BUZZA DI BIASCA: IL REALE E IL FANTASTICO
La gente delle Alpi è abituata alle catastrofi. Vive nell'emergenza, e da secoli gestisce inondazioni e frane. Sa riconoscerne i sintomi, sa mettersi al sicuro alle prime avvisaglie. Sa anche a chi rivolgersi quando la situazione si volge al peggio. Gli abitanti di Malvaglia, dopo il primo crollo, decidono di rivolgersi ad un mastro meccanico di Milano per tentare di limitare i danni: Giovannino Balestrerio, uno stimato professionista che, ai nostri giorni, si sarebbe definito un ingegnere idraulico. Ma dal governo centrale si sottovaluta il rischio, non si prende nessuna iniziativa. Ma la natura non aspetta l'indecisione umana: il 20 maggio 1515 avviene la catastrofe, e gran parte del cantone finisce sott'acqua. Quando non si sa dare una ragione ad un disastro terribile, è sempre comodo dare la colpa alla magia: Balestrerio diventa , in negromante, legato a "certi maghi dell'Armenia" e il popolo attribuì la rovina alla vendetta d'i Dio contro i biaschesi colpevoli di sodomia.
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BARBAGIA MISTERIOSA: le origini di una cultura arcaica
« Quantunque i Cartaginesi si facessero padroni dell'isola, non poterono ridurre in schiavitù gli antichi possessori, essendosi gli Iolei rifugiati sui monti ed ivi, fattesi abitazioni sotto terra, mantenendo in quantità il bestiame, si alimentarono di latte, di formaggio e di carne, cose che avevano in abbondanza. Così, lasciando le pianure, si sottrassero alle fatiche di coltivare la terra e seguitano a vivere sui monti, senza pensieri e senza travagli, contenti dei cibi semplici. I Cartaginesi dunque, sebbene andassero con grosse forze spesse volte contro codesti Iolei, per le difficoltà dei luoghi e per quegli inestricabili sotterranei dei medesimi, non poterono mai raggiungerli ed in tal modo quelli si preservarono liberi. Per la stessa ragione poi, infine, i Romani, potentissimi per il vasto impero che avevano, avendo loro fatto spessissimo la guerra, per nessuna forza militare che impiegassero, poterono giungere a soggiogarli».
Barbagia - Ardesio - presentazione.pptx
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